Volvo V60 D4, la nostra prova

18 April 2015
Gabriele Canali
Da cinque a quattro cilindri per i motori, da 6 a 8 marce per il cambio automatico: è cambiata soprattutto sotto pelle la station svedese. Il nuovo td da 181 Cv convince per fluidità e per i consumi sempre contenuti. Il bagagliaio però...
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    LOOK

    All’esterno, la rinnovata station wagon svedese si riconosce solo per alcuni dettagli: il disegno dei gruppi ottici, la mascherina più ampia e priva di cornice cromata. Molto più significativi, invece, sono gli interventi sotto pelle. A cominciare dai motori, che propongono una nuova generazione di propulsori quattro cilindri di 2,0 litri che si affiancano, per poi progressivamente sostituirli, agli attuali cinque cilindri 2.4.

    L’altra importante novità è la trasmissione automatica Geartronic a 8 rapporti, evoluzione della precedente a 6 marce. Rispetto al manuale, richiede un sovrapprezzo di 2.300 euro, che tuttavia ripaga per i passaggi marcia tanto vellutati quanto rapidi, rivelandosi perfetta soprattutto per chi predilige la guida in  souplesse, come abbiamo potuto verificare nella prova della V60 equipaggiata con il nuovo quattro cilindri td da 181 Cv.

    Si tratta di un motore che soddisfa non tanto, e non solo, per le prestazioni, ma soprattutto per la fluidità con cui accompagna il comportamento dinamico della vettura, che si conferma una station wagon brillante e comoda in tutte le condizioni di impiego. A bordo lo spazio non manca, anche per i passeggeri posteriori, che possono contare su un’abitabilità più che decorosa. Per quanto di forma regolare e facilmente sfruttabile, il vano bagagli invece non eccelle per capacità di carico, inferiore rispetto ai valori della concorrenza.

     

    NUOVI FARI
    Rispetto al precedente modello, la V60 è stata modificata esteticamente solo in alcuni dettagli, come il disegno dei gruppi ottici anteriori, la forma degli scudi paraurti, che anteriormente accolgono le luci diurne a led e posteriormente incorporano gli scarichi impreziositi da una finitura cromata, la calandra più ampia e ora priva di cornice cromata per dare maggior risalto al logo in metallo della Casa e ancora gli ugelli lavavetri - prima molto visibili - riposizionati al di sotto del cofano, oltre ad una gamma di cerchi più ampia in termini dimensionali e stilistici e, per l’allestimento Summum della vettura provata, una finitura decorativa lucida applicata nei lati degli scudi paraurti anteriore. Di serie, la V60 Summum è equipaggiata con i cerchi in lega da 17” mentre i cerchi da 18” in dotazione al modello in prova richiedono un sovrapprezzo di 970 euro.

    INTERNI

    A bordo troviamo sedili ridisegnati, nuove tonalità per i rivestimenti e cornici in metallo satinato poste intorno alle bocchette dell’aria e ai comandi delle luci. Sulla Summum, inoltre, la plancia accoglie un quadro strumenti digitale da 8” a colori e ad alta risoluzione, personalizzabile sia nella gestione delle informazioni sia nelle impostazioni grafiche. Come su tutte le Volvo di più recente generazione, la plancia è impreziosita da una consolle sottile che ospita una moltitudine di comandi e pulsanti peraltro non sempre facili da individuare durante la guida, quando può frequentemente capitare di confondere le manopole di regolazione della temperatura del climatizzatore con quelle per gestire il volume della radio e le funzioni del sistema multimediale.

    L’abitacolo della V60 non manca di spazio sia per i passeggeri anteriori sia per due passeggeri posteriori, mentre il terzo risulta un po’ penalizzato, per quanto riguarda la mobilità delle gambe, dalla sporgenza del tunnel sul pavimento. Il vano bagagli è di forma regolare ma non vanta una capacità di carico da primato: da 430 litri fino a un massimo di 1.241 litri, contro i 603/1.731 della VW Passat Variant o i 540/1.530 della Opel Insignia ST.

    TECNICA

    Sotto il cofano la V60 monta un quattro cilindri td 2,0 litri da 181 Cv della nuova famiglia di propulsori Drive-E, siglato D4, dotato di sovralimentazione mediante 2 turbocompressori e di tecnologia i-Art che prevede una centralina per ciascun iniettore in luogo del sensore di pressione singolo utilizzato nella maggior parte dei motori a gasolio common rail. Tale tecnologia consente di monitorare e regolare più finemente sia l’iniezione (la pressione massima arriva a 2.500 bar) sia la quantità di gasolio che affluisce ai cilindri, con conseguenti vantaggi in termini di regolarità di funzionamento e contenimento di consumi e emissioni inquinanti.

    Al nuovo D4 è abbinabile, in alternativa al cambio manuale a 6 marce, una nuova trasmissione automatica Geartronic a 8 rapporti realizzata dalla giapponese Aisin. Al reparto sospensioni troviamo, come sul precedente modello, uno schema con avantreno Mc Pherson e retrotreno a bracci multipli, mentre l’impianto frenante si compone di dischi anteriori autoventilanti da 300 mm di diametro e posteriori pieni da 302 mm. Sul fronte della sicurezza, tra i dispositivi inclusi nella dotazione di serie è previsto il City Safety, che mantiene la distanza di sicurezza e, fino a 50 km/h di velocità, frena automaticamente la vettura qualora in guidatore non reagisca tempestivamente per evitare un tamponamento.

    SU STRADA

    Con il quattro cilindri, la V60 ci guadagna. Fin dai primi chilometri il nuovo turbodiesel di 2,0 litri mette subito in mostra le sue principali credenziali, con una sostanziale assenza di vibrazioni anche a freddo e soprattutto con una piacevole e corposa erogazione, che fa emergere con gradualità la pur consistente spinta offerta dalla sovralimentazione. Riprende bene sin dal regime minimo e poi si distende senza strappi per guadagnare ritmo con la massima naturalezza, oltre che con rapidità. Si fa apprezzare soprattutto per la regolarità della risposta dai regimi più bassi e per la fluidità, ben sostenute da una sovralimentazione che interviene sempre con una consistente progressione in tutte quelle occasioni in cui c’è modo di sfruttarlo al pieno delle proprie possibilità. Un turbodiesel, a conti fatti, potente quanto basta a rendere la guida sciolta in ogni condizione e che oltretutto non fa sentire la sua voce con invadenza anche in fase di accelerazione, mentre a velocità stabilizzata la sua presenza resta sempre molto discreta.

    POTENZA
    La potenza massima rilevata di 186,3 Cv assicura prestazioni convincenti, tanto più che, tenuto conto anche della presenza della trasmissione automatica, dei consumi non ci si può lamentare: in città, infatti, la percorrenza media è di oltre 13 km/ litro, mentre in autostrada e a velocità stabilizzata la media ha superato i 15 km/litro. Note positive anche sul fronte della guidabilità, dove la V60 dimostra di essere stata concepita anche per premiare le qualità dinamiche, mostrando una buona disinvoltura nei tracciati misti. Stesso discorso per l’assetto, ben assecondato da sospensioni che rivelano una capacitàdi assorbimento delle sconnessioni sempre efficace.

    CONFORT
    Tanto più che il comportamento stradale conferma di non soffrire più di tanto le conseguenti attenzioni al confort: l’inserimento in curva è sufficientemente pronto, il coricamento laterale non raggiunge mai angoli fastidiosi e soprattutto aumenta con la dovuta gradualità. Non di meno la nuova trasmissione automatica si rivela perfetta soprattutto per chi predilige la guida in souplesse, dal momento che i passaggi marcia sono sempre vellutati e fluidi. Il comando dei freni permette di dosare con precisione la decelerazione e acquista la dovuta consistenza man mano che si va a fondo, mentre lo sterzo, mette da parte la prontezza e la progressività dei comandi più sportivi in favore di una risposta precisa e adatta ad accompagnare al meglio la guida di tutti i giorni e ad assecondare bene la dinamica di marcia di una station wagon facile da assimilare e da gestire.

    LISTINO

    In allegato in alto il listino prezzi .